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aprile 8, 2008

Intervista dopo la Gaffes a Luca Luciani di Telecom Italia.

di MICHELA TAMBURRINO (LaStampa)

Il manager Telecom Luca Luciani, travolto da una bufera mediatica tra le più esilaranti degli ultimi anni, adesso potrà dire a ragion veduta di conoscere bene l’effetto che fa una disfatta stile Waterloo; disfatta e non trionfale vittoria come per gaffe aveva sostenuto davanti al pubblico di una convention aziendale. Peccato che l’increscioso discorso fosse ripreso da una telecamera e rimandato su YouTube, apriti cielo.

Luciani, si è reso conto di quello che è successo? Soprattutto, si è reso conto di quello che ha detto?

«Certo che me ne sono reso conto. Per fortuna gli effetti della gaffe mi sono arrivati attutiti, diciamo per interposta persona visto che sono nel road show in Usa. Mi hanno protetto i miei colleghi, mi hanno consigliato di non entrare nella chat per non leggerne di tutti i colori».

Ecco, ma che cosa è scattato nella sua mente quando ha parlato di Waterloo vittoriosa?

«Mi faccia ancora dire che mi rammarico per una gaffe reiterata. Stavo facendo un discorso appassionato che parlava dell’azienda e degli obiettivi che ci siamo prefissi. Io uso fare citazioni, non lo dovrei dire ora, ma amo anche la storia. Nel bel mezzo del ragionamento volevo fare un passaggio che mi portasse da Austerlitz a Waterloo e mentre nella mia mente già pensavo a quello che dovevo dire dopo, mi è uscito questo lapsus pazzesco. Continuavo a parlare guardando negli occhi il pubblico e…».

E ha notato un certo «trasalimento»…

«Magari l’avessi notato. Io non sto qui a cercare di giustificarmi, ci mancherebbe. Si sbaglia quando si è accecati dalla foga della passione e mi dispiace enormemente per questa squadra favolosa che non meritava questo».

Lei è abituato ai discorsi aziendali?

«Sì e di solito mi affido ad Alessandro Magno le sue battaglie. E proprio perché ne parlo spesso avevo voluto cambiare soggetto. Le mie sessioni vengono spesso riprese, ci sono degli sketch di un’agenzia che ci rifà un po’ il verso…».

Non oso pensare come saranno questi sketch…

«Ma questo non mi preoccupa, l’autoironia non mi è mai mancata. Ripeto, quello che più mi dispiace è che ho nuociuto alla bella immagine della mia azienda. E poi per il tono che mi fa venire fuori come non sono, arrogante, scostante…».

Casomai un po’ ignorante.

«Pensi che sono laureato in economia e commercio alla Luiss di Roma con lode, ho fatto il liceo classico e visto che vent’anni fa quando ho iniziato a lavorare sono diventato anche padre, ho studiato e lavorato portando avanti tutte e due le cose. Poi l’esperienza a Londra, Bruxelles, la crescita in Enel e poi Telecom».

Guardi che nessuno vuole toglierle il posto, neppure la sua azienda che le ha subito manifestato solidarietà. Piuttosto nelle famose chat si parla degli 844 mila euro del suo stipendio. Si grida allo scandalo e si chiede la restituzione.

«Questo passaggio riflette le difficoltà che sta attraversando il paese. Le ho lette le mail dove c’era scritto “dimettiti”, “vergognati” e insulti vari, a decine. Io ho risposto a tutte, mi sono scusato con tutti, soprattutto con gli operatori del costumer care di varie aziende che tirano avanti con mille euro al mese. Pensi che mi hanno risposto a loro volta spiegandomi che si sentono abbandonati dalla società italiana. Sono grato a Internet che mi ha dato modo di poter aprire un dialogo». I suoi figli che le hanno detto?

«Non hanno infierito: “Papà hai detto una cavolata, ma in video sei venuto bene”».

E la Telecom?

«Tutti meravigliosi. L’amministratore delegato Bernabé che era con me, vedendo che ero provato mi ha portato a cena fuori e mi ha offerto un buon vino, senza mai parlare dell’accaduto».

Fantastico, adesso prometta di ripassare la storia.

«Prometto di pesare di più le parole e di ripassare Napoleone. Alice, mia figlia di 10 anni mi ha fatto giurare, studieremo la storia insieme».

Lunedì di nuovo in ufficio. Paura?

«Ho una convention».

Oddio, si prepari.

«Pensi che parlo a braccio».

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2 commenti »

  1. andare un anno in africa a fare volontariato gratis manco a pensarci, vero Luciani?
    che cosa gli racconta alla gente dei call centers?
    non sapevo bastasse NON studiare la storia per arrivare a guadagnare 850000 testoni. “miei cojoni” si dice a Roma!
    ci fa conoscere il nome dell’agenzia “headhunter” che l’ha proposta ?
    così, tanto per curiosità!
    stia bene
    ing. giuseppe tarantini

    Commento di giuseppe tarantini — aprile 9, 2008 @ 1:06 am | Rispondi

  2. Il dottor Luciani ha sicuramente uno staff che si occupa di comunicazione. Osserviamo allora il lavoro dello staff di Luciani, alcuni errori ulteriori (piccoli, per fortuna), e più in generale come comunichino (cioè male) le wannabe “companies” (in realtà “mega-ditte”) italiane. Questa, nello specifico, si occupa di telecomunicazioni…

    1) Definizione dei confini. Nel titolo, e 3 volte nella prima parte dell’articolo, bisogna definire l’accaduto: una “gaffe”. Al peggio, un “lapsus”. Peccato che non sia una “gaffe”, bensì un imperdonabile display di rozzezza, arroganza, incapacità di comunicare. Il discorso non cita incidentalmente Waterloo: vi si impernia, evocando tale battaglia per ben 3 volte. Buon tentativo, però, è la colonna vertebrale dell’intervista, e infatti nella chiusa si ribadisce che “parlo a braccio”. Peccato che Waterloo significhi Caporetto, e sia un’espressione da saper usare a braccio come “disfatta” o “sciagura”. Un sostantivo da quinta elementare.

    2) Ridefinizione del carattere percepito. Luciani è apparso un arrogante, che ha poi messo in atto un goffo tentativo di censura. Eccocelo allora proposto come padre di famiglia (e dei 4 figli usa la bambina di 10 anni, cioè un’età simpatica a tutti), come autoironico, come bravo professionista dal grande curriculum. Quest’ultima mossa è un errore: equivale a mostrare il Rolex. Su alcuni fa effetto, ma le persone di vera cultura si ritraggono.

    3) Affermazione di brand equity. Luciani lo sa: in quel video offendeva e prendeva le distanze da errori che da un palco imputava ad altri, meno preparati di lui (sic). E quindi: “Si sbaglia quando si è accecati dalla foga della passione e mi dispiace enormemente per questa squadra favolosa che non meritava questo”. Cioè il suo team di comunicazione riafferma il “noi” che ne video era un accusatorio “voi”, e afferma che è tutto amore. Per chi ci crede.

    4) La sperequazione inesistente. Questo è un capolavoro di sociologia del mercato rionale. Luciani si scusa, sì, coi precari a 1.000 euro al mese, ma “mi hanno risposto a loro volta spiegandomi che si sentono abbandonati dalla società italiana”. E’ colpa della società, non di una struttura piramidale (obsoleta) dove c’è moltiplicatore 25 per lo stipendio di un manager. Ciò non accade in nessun paese al mondo, eppure non è colpa di chi ha negoziato questo contratto, ma della società. Trapezista.

    5) Io sono amato. La descrizione idilliaca della cena con Bernabé riafferma che nulla è accaduto, e che addirittura si è meritato un premio: del vino. Chissà se il richiamo ai “tarallucci e vino” è voluto, mediato o casuale. Errore: dà ancora di più la sensazione al lettore di trovarsi di fronte a una casta di intoccabili, che a Versailles pranza a brioches col popolo che reclama pane fuori dai cancelli.

    Si potrebbe proseguire, ma è fin troppo. Per me, “nun fuzziona”.
    Altre risorse sprecate.

    Commento di Kling — aprile 15, 2008 @ 7:11 pm | Rispondi


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