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settembre 20, 2008

La sostanza non il suono dei bytes

Nella campagna presidenziale di quest’anno, i principali media hanno voluto evidenziare le gaffe dei candidati, le loro tattiche in risposta al proprio avversario, i flussi di gossip politici e 4 bytes del suono secondario.
Ancora una volta questo risulta essere un modello noioso. Obama è un elitista per quello che dice sulle piccole città della Pennsylvania? Perché Hillary e Bill esagerano? L’eloquenza di Bill trascinerà giù Hillary? Il parroco di Barack lo trascinerà giù? Che dire del fattore del genere? E del fattore razza? Funzioneranno?
Chi ha più esperienza il 1° giorno? Quale è la stregoneria di McCain sui reporter che seguono la sua campagna? Egli può progettare un calore umano? Quali stati deve vincere Hillary e con che margine per continuare la corsa?
Alle discussioni domenicali partecipano gli stessi membri dell’oligopolio dell’opinione. C’è Bill Kristol che porta a casa la pancetta neocom con una frequenza desolante. C’è lo spettacolo della sposa di  James Carville/Mary Matalin che mostra il loro litigio oltre l’ideologia.
Contemporaneamente la lotta quotidiana degli americani che assorbe i risultati degli abusi del potere di ricchi, potenti e dei corporativi, continua al di fuori di questo campo di forza innato alla trattazione e della cronaca insipida.
La gente non sa nulla su ciò che McCain, Obama e Clinton faranno contro la droga, sull’aumento dei prezzi di petrolio e gasolio, per non dire quello che essi non fecero in queste aree della protesta pubblica.
La disintegrazione è dappertutto. I lavori pubblici crollano – le scuole, le cliniche, i trasporti pubblici, le librerie, l’acqua potabile e i depuratori. I dollari delle tasse furono usati per distruggere l’Iraq e per sussidiare o promuovere le imprese mal amministrate da CEOs strapagati. I deficit pubblici lievitano.
I criminali corporativi ridono sempre alle spalle del banco. L’80% del lavoratori sono vicini al fallimento mentre la crescita dell’economia, fino allo scorso Ottobre, arricchiva i ricchi e i super ricchi uscivano dalle statistiche.
Un lavoratore su tre vive con un salario uguale a quello di Wal-Mart. Quasi 50 milioni di americani non hanno l’assicurazione sanitaria. Secondo l’Istituto di Medicina 18.000 americani muoiono ogni anno perché non possono pagare le spese mediche. La recessione s’aggrava.
I giganti corporativi abbandonano milioni di lavoratori americani quando spostano industrie intere nei regimi dittatoriali stranieri dove le elites politiche impongono i salari, vietano le unioni sindacali indipendenti, e se ben oliati, riducono gli altri costi di queste imprese. Soltanto i CEOs americano sono esclusi da questo precipizio folle dell’avidità e dei profitti.
Tutte le nostre istituzioni democratiche – corti, agenzie, parlamenti – sono sottomesse dai trattati commerciali autocratici “distruttivi” come la riservata World Trade Organization e il NAFTA.
Gli operatori di Wall Street s’agitano per i rischi sconsiderati e aspettano che Washington li soccorra. Certo, perché no? Esso è pressato dai dirigenti di Wall Street che vogliono una nomina per un’alta posizione governativa. Le grandi corporazioni sono il governo.
I consumatori affrontano il rapido incremento dei prezzi del cibo, perdono il diritto alla casa, e aumentano gli affitti. Hanno perso il controllo sulla loro moneta, come dimostra il logorio quotidiano degli istituti delle carte di credito, degli operatori telefonici e delle migliaia di onorari, penalità e spese, ben descritte nel nuovo libro “Capitalismo Gotcha” del reporter del “MSNBC”, Bob Sullivan. La povertà cresce.
Ogni anno, quasi 58.000 americani muoiono a causa dell’inquinamento dell’aria (fonte EPA), e 100.000 pazienti perdono la vita a causa della negligenza medica e molti altri dalle infezioni contratte durante i ricoveri ospedalieri. Avete udito qualche grande compagnia che denunci questi livelli del disastro così gravi?
I lavoratori si sentono esclusi – sono umiliati, i reclami negati, licenziati arbitrariamente e abbandonati senza un aiuto nelle sabbie mobili e nei mari della globalizzazione corporativa.
L’81% pensa che la nazione stia andando nelle direzioni sbagliate. Molti ritengono che le corporazioni abbiano troppo controllo sulle loro vite. E il 61% degli intervistati dice che i grandi partiti stanno fallendo.
Adesso tornate alla copertura radio e televisiva della campagna presidenziale. Quanto di quello che ho detto si riflette nelle distrazioni incessanti delle tattiche, gaffe e nella corsa fervida a raccogliere fondi?
Possono la stampa e gli esperti essere seri una volta se la gente non sostiene i politici e li vorrebbe seri verso le loro richieste, le loro condizioni e le loro reazioni? Se gli elettori vogliono un rendiconto conciso, leggano il preambolo della Costituzione che inizia “Noi il Popolo…” non “Noi le Corporazioni…
C’è una responsabilità attaccata a quelle parole.

Ralph Nader (05.04.08)
Traduzione di F. Allegri per Futuroieri (20.07.08)

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settembre 18, 2008

Federico Boux resta in cella. L’Italia è una nazione che non si fa rispettare.

Filed under: grillonews,informazione,italia,news,notizie,politica — Andrea Tj @ 9:20 am

Pubblicato dal blog: lanciailsasso

Una storia che riportiamo. Fonte: http://www.italiachiamaitalia.net/

“Il giudice rimanda la decisione sulla scarcerazione del giovane accusato di traffico di droga e picchiato in cella. Italia chiama Italia ha sempre seguito con particolare attenzione i casi di detenuti italiani all’estero. Abbiamo parlato tante volte del caso Falcone e del caso Renda; ancora prima, ci eravamo occupati del caso Parlanti, e di molti altri ancora. Oggi portiamo l’attenzione di chi ci segue su un altro caso, che merita uguale importanza. Si tratta di un giovane cuoco italiano, arrestato alle Seychelles per traffico di droga, detenuto da undici mesi nel carcere locale. Lui si chiama Federico Boux, è un ragazzo torinese di 32 anni: l’accusa si basa su 6,6 grammi di eroina, che l’imputato sostiene siano stati piazzati nella sua automobile senza che lui ne sapesse nulla. Federico rischia trent’anni di galera. Ha il tempo di scambiare qualche battuta. L’inviato del Corriere della Sera gli chiede come lo trattano in prigione: “Male”, risponde lui, “si mangia da schifo. Per fortuna che da casa mi mandano ogni giorno il cibo. Si consuma seduti per terra come i cani. Non ci sono tavoli. Poi siamo mescolati detenuti in attesa di giudizio e condannati anche per reati gravi. Così ogni giorno ricevo assalti dagli altri detenuti. Mi frugano dappertutto, mi rubano le sigarette, i biscotti, il poco cibo che ho, se non mangio tutto in fretta. E’ un inferno”.

E i secondini? “Stanno a guardare divertiti. Ora mi hanno messo in una cella da solo. Ma quando è l’ora del pranzo o della cena ci mescolano tutti assieme”. Il processo nel merito è previsto a metà novembre. Per ora ci sono state udienze preliminari ma quella di ieri è stata importantissima ed è durata più di un’ora. L’avvocato difensore, Basil Wao, ha presentato le fotografie pubblicate dal Corriere.it dove si vedono le percosse subite dall’imputato e ha chiesto che a Federico Boux fosse assicurato un trasferimento in tribunale. Ma non solo. Il legale ha fatto analizzare i 6,6 grammi di polvere trovata nell’auto del suo cliente e ha scoperto che l’eroina è solo il 30 per cento del peso, 1,9 grammi, cioè meno dei 2 grammi previsti dalla legge delle Seychelles per sostenere un’accusa pesante come il traffico di droga. La pubblica accusa, rappresentata dal procuratore Ronny Govinden, chiede che non vengano ammesse né le fotografie (“non sono state scattate da un’autorità e quindi non hanno valore”), né le analisi sulla polverina (“non è di alcun interesse conoscere la quantità. Sempre di traffico si tratta”). Interrogato dal giudice il ragazzo è molto chiaro. La disperazione lo rende lucidissimo. Racconta minuziosamente i pestaggi in carcere, l’ultimo il 29 giugno, le molestie, le angherie. Poi indica un secondino: “Ecco lui è l’unico che mi aiutato”. Quando il giudice lo blocca (“grazie, ma non entriamo nei dettagli dell’assalto”), il difensore insorge: ”Eccellenza, non possiamo chiudere gli occhi davanti a quanto accaduto. Occorre tirarlo fuori dal carcere”. “Io cerco di stare solo – conclude l’imputato – ma non ci riesco. Vengono mi provocano, mi molestano. E quando mi hanno picchiato la polizia non mi ha creduto”. Il giudice prende tempo rimanda una decisione sulla scarcerazione su cauzione al 25 luglio: “Farò analizzare la polverina e cercherò di capire perché il ragazzo è stato picchiato”. Presente all’udienza, che alle Seychelles sta destando grande l’attenzione, Ralph Volcer, direttore del settimanale d’opposizione Weekly: “Questo non è un processo normale. C’è qualcuno che intende impadronirsi dei beni della famiglia Boux e se la sono presa con il figlio. Gli hanno messo in auto un pizzico di droga e l’hanno incastrato. Sono certo che lui non c’entra nulla”. Un contenzioso oppone Ezio Boux e la moglie Oriella a un italiano che ha anche il passaporto seycellese, Salvatore Paolo Procopio. La famiglia torinese sostiene di aver versato più o meno 500 mila euro a Procopio per attrezzare e lanciare un ristorante, ma di non aver mai ricevuto in cambio nulla. Cioè di essere stata truffata e aver perso tutto. Procopio non è sull’isola e l’inviato del Corriere non ha potuto sentire la sua versione. Qualunque sia la verità, crediamo che sia dovere delle istituzioni italiane intervenire. Noi, da parte nostra, abbiamo già cominciato a farlo, e vi terremo informati sugli sviluppi di questa storia”.
E adesso, cari governanti, tirate fuori le palle… per tutte le persone invischiate in casi simili.

di

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