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luglio 2, 2008

L’INCENERITORE DI BRESCIA INQUINA? VENDIAMOLO AI NAPOLETANI.

pubblicato dal blog: Prima pagina Casertana

NAPOLI – Sopralluoghi, incontri, ricognizioni. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi torna tra poche ore a Napoli per fare nuovamente il punto sull’emergenza rifiuti. Arriva quando oltre 6mila famiglie, in città, hanno dato il via alla raccolta differenziata e quando un ricercatore del Cnr lancia un allarme sulla validità del termovalorizzatore. Il Cnr prende le distanze dalle sue posizioni, ma lui intanto dice: “l’inceneritore, anche quello di Brescia, inquina”. E dire che il premier farà il punto sulla situazione proprio ad Acerra, nel cantiere del termovalorizzatore che dovrebbe rappresentare una svolta in questa lunga emergenza.

Una logica, quella dell’incenerimento, che viene bocciata senza riserve da Ennio Italico Noviello, primo ricercatore dell’area ricerca del Cnr di Roma dal quale Sesto Viticoli, direttore del Dipartimento progettazione molecolare Cnr, prende le distanze precisando che “non rappresenta la posizione dell’Ente”. “L’incenerimento trasforma i rifiuti da solidi in aeroformi, ma restano tossici e nocivi – ha detto Noviello – E, infatti, in Giappone, uno dei primi paesi a utilizzare questa tecnologia, stanno rapidamente facendo marcia indietro”. Poi, lancia ancora un altro allarme. Secondo Noviello “Brescia avrebbe proposto di vendere l’intero impianto alla Campania”. “L’ho saputo proprio stamattina – ha spiegato Noviello in un incontro a Napoli – La proposta era di cederlo per 25 milioni di euro, cioé meno di quanto serve per completare quello di Acerra”. Una proposta “giustificata dal fatto che quell’impianto sta inquinando l’intera Lombardia. A Brescia non c’é un solo allevamento di bovini che sia senza diossina”.

Intanto parte dal quartiere dei Colli Aminei, la nuova campagna ‘Porta a porta’ per la raccolta differenziata a Napoli che coinvolgerà 18.817 abitanti, 6.917 famiglie e 732 utenze non domestiche. Un primo passo che entro il 2008, così come previsto dal piano per l’attivazione della raccolta differenziata, mira a coinvolgere 100mila napoletani. Anche gli alpini saranno impegnati per far fronte all’emergenza.

E in attesa che arrivi il premier i cittadini di Bagnoli come di Acerra e di Giugliano, per ragioni diverse, ribadiscono il loro no: ad Acerra, contro il termovalorizzatore, a Giugliano per il non rispetto di alcune norme previste dall’intesa sull’utilizzo del sito di ecoballe di Taverna del Re. E poi a Bagnoli dove alcune centinaia di cittadini oggi hanno protestato contro l’ipotesi di un termovalorizzatore ad Agnano: momenti di tensione quando i rappresentanti dei comitati hanno interrotto la seduta del consiglio della Municipalità. Un comitato del no che secondo il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, è comunque in ritirata. “Rispetto al passato, quando tutto sembrava bloccato da veti, paure e proteste, finalmente si intravede una via di uscita – dice Bassolino sul suo blog – Attenzione però. I segnali positivi non implicano che la soluzione sia a portata di mano. La partita é tutta da giocare e coinvolge tutti, istituzioni, cittadini, imprese, chiesa, associazioni. Dobbiamo giocarla con lungimiranza e buon senso”.

(ANSA)

giugno 10, 2008

Andria, “No all’inceneritore”

06/06/2008
Dal Blog Bat24
Il Coordinamento Comitati per “Andria Città Sana” con Dino Leonetti, Ninni Inchingolo e Roberto Ria, si rivolge con una lettera aperta, al Sindaco Vincenzo Zaccaro, chiedendo che in città non venga costruito un termovalorizzatore per i rifiuti solidi urbani

“Egregio Sindaco

abbiamo appreso dagli organi di stampa che Andria è stata sollecitata a candidarsi come sede per un futuro inceneritore altrimenti detto “termovalorizzatore di nuova generazione”. Si vuole candidare la nostra
città a distruggere nel fuoco i rifiuti solidi urbani.

Francamente non ne intravediamo la necessità e neppure l’urgenza.

Riteniamo piuttosto che sia doverosa da parte dell’amministrazione comunale valorizzare il più possibile i rifiuti come fonte di ricchezza per la comunità. Incentivando la riduzione dei consumi, il riutilizzo del materiale riciclabile, il recupero di oggetti riparabili, la raccolta differenziata porta a porta fatta in maniera più spinta e conveniente per i cittadini, la
creazione di fabbriche del “recupero totale del rifiuto” come quelle di Vedelago, riteniamo altresì che non ci sarebbero più i motivi per condannare i rifiuti alla termodistruzione o alla conduzione in discarica.

Certo è che l’incenerimento ci appare la soluzione meno salutare di tutte.

Come operatori sanitari siamo infatti preoccupati dei danni alla salute che i fumi di scarico delle ciminiere potrebbero provocare sulla popolazione esposta fino a diversi chilometri di distanza dall’impianto. Ricordiamo che gli studi sulla maggiore incidenza e mortalità per malattie cardiovascolari e per tumori che colpiscono i residenti nei pressi dei termovalorizzatori
sono sempre più numerosi. Non è un caso che il Consiglio nazionale degli Ordini dei Medici francese abbia chiesto al governo una moratoria contro la costruzione di nuovi termovalorizzatori e così ha fatto in Italia la
Federazione regionale dell’Ordine dei Medici dell’Emilia Romagna.

I medici sono pronti a collaborare con l’amministrazione per ragionare insieme sulle strategie da attuare per la gestione del ciclo dei rifiuti della nostra città e per scongiurare il disastro della Campania, a cui
stiamo assistendo increduli.

Non cediamo allo sdegno di quello che accade altrove per candidare la nostra popolazione ad esporsi ad una ulteriore fonte di inquinamento.

Non ora, non in questo modo.

Chiediamo una maggiore riflessione e collegialità su decisioni che attengono la salute dei nostri figli, di noi stessi, di tutti i cittadini.

Lo chiediamo a Lei Sindaco.

In ogni caso sappia che la nostra speranza in una democrazia più partecipata ed in una città più sana è tanto antica quanto ignifuga e non si lascerà
incenerire da un cosiddetto “termovalorizzatore di nuova generazione
“.

giugno 6, 2008

Napoli senza munnezza!! Articolo del Prof. Lucarelli.

Temo che le decisioni politiche degli ultimi giorni sul “caso Pianura” in Campania intendano utilizzare l’emergenza per legittimare ed adottare scelte di lungo periodo. In questi giorni, anche attraverso un bombardamento mediatico, intriso di superficialità e luoghi comuni sembrerebbe, infatti, che l’emergenza rifiuti in Campania possa risolversi soltanto attraverso discariche ed inceneritori, senza la consapevolezza che ciò rappresenta una strategia politica di lungo periodo e non unicamente la risoluzione del contingente.

Si vuole attuare una precisa scelta politica, oggetto di ripensamento in tutta Europa, ovvero sbilanciare la gestione dei rifiuti sulla realizzazione degli impianti, piuttosto che sulla politica delle “r”: riduzione dei consumi, raccolta differenziata, recupero, riparazione, riuso, riciclaggio.

Si vuole attuare una precisa scelta politica: realizzare in Campania tre impianti di incenerimento nel territorio della provincia di Salerno, ad Acerra (Napoli) e a Santa Maria La Fossa (Caserta).

L’impianto di Acerra, come è noto, privo di valutazione d’impatto ambientale e vetusto nelle tecnologie, come ampiamente dimostrato dalla Commissione bicamerale sui rifiuti, è altresì sovradimensionato, e dunque per essere economicamente vantaggioso, dovrebbe bruciare quantità di CDR (combustibile derivato da rifiuti) in proporzioni tali da scoraggiare e quindi pregiudicare la raccolta differenziata e la filiera virtuosa ad essa riconducibile, determinando, come evidenziato dalla Corte dei Conti, anche un danno patrimoniale alle finanze locali.

L’orientamento dettato dall’emergenza intende sbilanciare la gestione del ciclo integrato dei rifiuti a favore di un sistema di combustione classica, assegnando la funzione principale all’ipotesi di incenerimento dei rifiuti, indicata invece residuale e marginale dalla normativa e dalla giurisprudenza vigente.

Per invertire radicalmente la rotta della politica dei rifiuti in Italia bisogna uscire dal cul de sac del cip 6 (poi certificati verdi), ovvero abrogare definitivamente, anche per gli impianti già realizzati, la delibera n. 6 del comitato interministeriale prezzi (cip) che nel 1992 dichiarava, unico Paese in Europa, il rifiuto fonte rinnovabile, prevedendo sovvenzioni pubbliche per gli impianti di incenerimento.

È bene dirlo che il cip 6, prelevando le risorse direttamente dai cittadini, attraverso una quota posta nelle bollette dell’energia elettrica, ha influenzato, negli ultimi quindici anni, la politica dei rifiuti in Italia, incentrandola prevalentemente sulla fase terminale, appunto sullo smaltimento e sulla progettazione e realizzazione di impianti di incenerimento.

Attraverso il cip 6 dunque sono state alimentate sacche parassitarie e rendite finanziarie che hanno avuto quale loro principale obiettivo quello di bruciare la maggior quantità di rifiuti “tal quale”, impedendo ed ostacolando, in alcune aree più di altre, il decollo della raccolta differenziata. I finanziamenti pubblici provenienti dal cip 6 hanno influenzato gli strumenti di pianificazione regionale e rallentato, non soltanto lo sviluppo della raccolta differenziata, ma altresì lo sviluppo di vere fonti di energia pulita e rinnovabile come l’eolico ed il fotovoltaico.

Una pratica quella dell’incenerimento che alimenta lo spreco, con una resa energetica del 10-15% contro un dispendio di risorse che l’energia prodotta non compensa neppure lontanamente. Una pratica che incentiva la realizzazione di impianti che a pieno regime producono, al di là delle tossiche e nocive polveri ultra-sottili, una quantità di ceneri tali da richiedere la realizzazione di discariche in grande quantità per collocare i nuovi rifiuti prodotti dalla combustione. In questo senso basta fare un giro a Montichiari dove vengono tumulate le ceneri e le polveri del megainceneritore di Brescia, condannato tra l’altro da una recente sentenza della Corte di Giustizia.

Si prenda dunque con serietà e rigore l’ipotesi di passare da metodi primordiali di smaltimento quali “il fuoco e le buche” a modelli già sperimentati con successo in alcune parti d’Italia come il trattamento meccanico biologico “a freddo”. Si utilizzi l’emergenza come una grande occasione di rilancio e rinnovamento e non come il pretesto per affermare scelte che guardano indietro, ovvero all’era del fuoco.

Alberto Lucarelli
Ordinario di diritto pubblico
Università di Napoli Federico II

Pubblicato sul blog :Napoli senza munnezza!!

giugno 5, 2008

Lettera del Prof. Lucarelli sull’illegalità del Decreto “rifiuti”, per l’emergenza Campana dei rifiuti.

L?intero impianto normativo del decreto-legge sull?emergenza rifiuti in Campania si basa sul presupposto che stati di necessità e situazioni di fatto, quali la gravità del contesto socio-economico-ambientale, i rischi di natura igienico-sanitaria e il mantenimento dell?ordine pubblico, diventino a tutti gli effetti fonte del diritto. Tale assunto è in contrasto con i principi dello Stato democratico che da sempre hanno negato che una situazione di fatto si tramutasse in fonte di diritti ed obblighi.

È sufficiente questo elemento, solo apparentemente formale, per minare alla radice la legittimità del decreto-legge e degli atti che sulla base di esso verranno adottati in violazione del principio di legalità.

Ma adesso alcune riflessioni puntuali, sé è possibile ancora ragionare con calma senza subire strumentalizzazioni.
1. Il ricorso agli impianti di temodistruzione, in contrasto con la normativa interna e comunitaria, assume valenza prioritaria ed escludente nell?ambito del ciclo integrato dei rifiuti. Le altre fasi, incentrate sulla politica delle ?r? (recupero, riciclaggio, riuso, riutilizzo, riparazione) sono del tutto marginalizzate.
2. Sono violate le competenze regionali fissate in Costituzione. Vi è una fuga perenne dal regime ordinario.
3. La militarizzazione di parti del territorio viola principi e valori costituzionalmente garantiti, quali la libertà di circolazione ed il diritto di informazione.
5. Sono introdotte regole e sanzioni penali che di fatto negano il diritto di riunione (art. 17 Cost.) e in senso più ampio le istanze partecipative.
6. Le norme relative alla competenza dell?autorità giudiziaria nei procedimenti penali relativi alla gestione dei rifiuti nella Regione Campania introducono di fatto nel nostro ordinamento, giudici regionalizzati, con funzioni straordinarie, in contrasto con l?art. 102 Cost.
7. Le norme che consentono al termovalorizzatore di Acerra di funzionare in deroga al parere della commissione di VIA e di ?bruciare? qualsiasi tipo di rifiuto sono illegittime ed in contrasto con quanto più volte affermato dalla magistratura e dalle commissioni bicamerali di inchiesta.
8. La previsione di quattro termovalorizzatori scoraggia e vanifica la raccolta differenziata.
9. Le norme relative all?informazione e alla partecipazione dei cittadini sono illegittime e difformi da quanto previsto dalla Convenzione di Arhus: la partecipazione non è una concessione è un diritto.

Il diritto pubblico e il diritto amministrativo contenuti nel decreto assumono una veste penalistica e sanzionatoria, da Stato di polizia, piuttosto che di regolazione dei conflitti sociali e di soluzione delle questioni ambientali e sanitarie.
Dopo il disarmo del diritto pubblico e la neo-feudalizzazione degli spazi pubblici giuridici comincia un percorso inverso, un deja vu autoritario, una vandalizzazione dei principi costituzionali.

Ci si appelli dunque alla Convenzione europea dei diritti dell?uomo, alla Carta europea dei diritti fondamentali, si evidenzino in parlamento le illegittimità, si chieda con voce sostenuta che venga ritirato e non convertito in legge; si attivi la Regione Campania, a difesa e in rappresentanza dei cittadini, ad impugnare dinanzi alla Corte costituzionale il decreto per violazione del principio costituzionale del regime delle competenze.
Alberto Lucarelli

Ordinario di diritto pubblico
Università di Napoli Federico II

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